Michelle (Hélène Vincent), quella che che sembra una tranquilla nonnina di campagna nasconde un segreto che rende tumultuoso il rapporto con la figlia Valérie (Ludivine Sagnier), divorziata con figlio. Michelle adora il nipote Lucas (Garlan Erlos) e farebbe di tutto per renderlo felice? Ma davvero arriverebbe a uccidere la propria la figlia cucinandole funghi velenosi, pur di avere il nipote tutto per se?

Questo almeno pensa Valérie dopo aver sfiorato la morte, unica fra i tre ad aver mangiato i funghi. Se l’evento sembra essere stato archiviato come incidente, del quale si assume una parte di responsabilità anche Marie-Claude (Josiane Balasko), amica del cuore di Michelle, da lunghissima tempo, ormai il rapporto con Valérie sembra essere compromesso.

A complicare la faccenda arriva l’intervento Vincent (Pierre Lottin), figlio di Marie-Claude, appena uscito di galera, riconoscente verso Michelle dell’aiuto che le ha dato per rimettersi sulla retta via, e che vorrebbe aiutarla a recuperare il rapporto con Valérie. Quando quest’ultima muore in un incidente una intrepida poliziotta incinta (Sophie Guillemin) vuole vederci chiaro.

Seppur coperto da una trama “gialla”, Sotto le foglie è una storia di espiazioni e riconciliazioni. Il percorso non è lineare, né prevedibile, e il finale è parzialmente consolatorio. Gli archi narrativi possono suscitare negli spettatori sensazioni diverse, a seconda del punto di vista che adottate. Potete considerare l’epilogo della vicenda ragionevole e nell’interesse comune, oppure semplicemente accettare gli eventi accaduti perché questo è in fondo quanto avviene nella vita, quando siamo testimoni di qualcosa sul quale non abbiamo modo di intervenire, infine potreste anche essere disturbati da una disposizione finale che nulla ha vedere con il vostro senso di equilibrio e di giustizia.

La sceneggiatura è coerente nel volerci spiazzare in continuazione, rivelando gradualmente i dettagli che mettono in luce le conflittualità maggiori tra i personaggi, lambendo vari generi, fino anche a un sapore di realismo magico quando Michelle comincia a dialogare mutamente con l'aldilà.
La credibilità della messa in scena è amplificata dalle stupefacente prova di Hélène Vincent, interprete di un personaggio i cui strati vengono scoperti uno a uno gradualmente, come la lenta degustazione di un carciofo, il cui cuore ha un retrogusto amaro.

Con Sotto le foglie François Ozon ci presenta quindi un personale approccio alla cosiddetta “commedia nera”, con un racconto amorale, senza giudizio o pregiudizio, con un tocco leggero anche nei momenti più drammatici. Un gioco di equilibri che non si rompe mai.
Se c’è una lezione da trarre da Sotto le foglie, è che neanche le vittime sono innocenti, e in questo il film continua la migliore tradizione del polar francese.
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