Il Chimerae Hobby Group PDF scaricabile sul sito www.chimerae.it. CHFsc13 Colpo di Sfortuna, un nuovo scenario ufficiale per Flintloque. mette a disposizione gratuitamente informato 

Il freddo… terribile, implacabile, incessante, sia di giorno che di notte. Nevicava ininterrottamente da giorni in quel maledetto posto dimenticato da dio e dagli uomini e il torpore si era ormai impadronito non soltanto dei corpi, ma anche del morale e dell’anima dei sopravvissuti. L’Unità di Elfi, reduce dalla ritirata da Moskova, aveva prima marciato e poi arrancato faticosamente per oltre seicento leghe e, per tutto il tempo, aveva avuto il nemico alle calcagna.

Il Maggiore La’Morisse aveva iniziato la marcia con oltre cento soldati, valorosi e fieri combattenti al servizio dell’esercito dell’Imperatore Ferach e ora si ritrovava con soltanto otto superstiti. Alcuni erano caduti sotto il fuoco dei moschetti nemici, altri erano stati falciati dalle lame avversarie, ma la maggior parte si erano arresi al freddo.

Anche ora, nonostante fosse riparato da numerosi vestiti pesanti, l’ufficiale rabbrividiva e tremava per il gelo penetrante. Mentre il giorno volgeva al termine, gli Elfi si erano imbattuti in una baracca, tanto malconcia da non sembrare quasi un edificio, con il tetto basso e le finestre senza vetri. Le sue malridotte pareti erano comunque un ottimo riparo contro il vento gelido e inoltre c’erano dei bassi muretti attorno all’isba, che potevano servire come barricate di pietra in caso di combattimento. Nel muro della cucina avevano trovato un forno ancora funzionante, in cui avevano potuto cuocere del pane.

Al Soldato Semplice Bergen era occorsa una ricerca di quasi un’ora, tra la neve alta, per riuscire a trovare un po’ di preziosa legna utilizzabile per accendere il fuoco, sul quale vennero cotte le ancora più preziose scorte di farina e sale per ottenere delle saporite pagnotte. Impartendo ordini decisi, il Maggiore aveva fatto appostare le sue truppe tutto intorno all’isba e dietro il basso muretto. Con i baveri alzati per proteggere il viso dal freddo, gli Elfi si erano messi di sentinella.

L’odore fragrante del pane caldo aleggiava attorno alla casupola, facendo venire l’acquolina in bocca ai soldati, che già pregustavano il pasto imminente. Erano però sempre allerta, dato che avevano imparato che era l’unico modo per rimanere vivi in quelle terre inospitali. Il terreno tremò e la neve sul suolo si mosse impercettibilmente, mentre il Maggiore si sollevava oltre il basso muro tendendo la mano per salutare il Trolka che avanzava. Era felice di sapere che i due enormi Trolka, rimasti separati dalla loro unità, avessero deciso di unirsi alla sua banda di Elfi e, adesso che erano finalmente giunti all’isba, si sentiva decisamente più sollevato e al sicuro. Con pazienza, attese che il Caporale Smorgengorgon si avvicinasse e si fermasse, facendo finalmente smettere di tremare la terra.

Il Maggiore, che era considerato alto per essere un Elfo, arrivava a malapena alla vita del Trolka. Smorgengorgon lo guardò dall’alto in basso e con voce tonante ricambiò il saluto. Torreggiando sopra l’ufficiale, appoggiò con noncuranza il suo gigantesco martello da guerra su una spalla massiccia e disse:

“Non abbiamo vizto nezzun Nonmorto kvi intorno. Penzo ke non ziano nelle vicinanze e potziamo concederci uno poco di riposo. Ze vuole, Maggiore, può concedere agli Elfi qualke ora di zonno.”

Notando l’espressione scettica sul volto dell’altro Trolka mentre Smorgengorgon pronunciava queste parole, il Maggiore replicò: “Molto interessante, Caporale, la ringrazio. Tuttavia penso che voi due dobbiate rimanere di guardia mentre noi mangiamo, poi vedremo di trovare qualcosa da mettere sotto i denti anche per voi. Il Soldato Semplice Bergen dice che vi preparerà una decina di pagnotte a testa, una volta finito di cuocere il pane per noi.”

Sorridendo, i Trolka annuirono e si voltarono, dirigendosi ognuno verso un lato dell’edificio, a una certa distanza dal muro, per scrutare l’orizzonte. Il Maggiore era preoccupato mentre tornava all’isba, dove il Sergente Tourat stava leggendo il suo libro (era una buona cosa, segno che il morale era alto), ma i Trolka non lo facevano sentire tranquillo. Smorgengorgon era un buon combattente, ma La’Morisse sapeva che i Nonmorti erano vicini; aveva visto con i suoi occhi i cavalieri di Spektrov a poca distanza da loro, il giorno precedente.

Forse la vista di Smorgengorgon stava peggiorando, nemmeno quei giganti potevano resistere in eterno alla neve e al bagliore accecante di quelle lande perennemente imbiancate. Il Soldato Semplice Hoypless, un ragazzo troppo giovane per trovarsi in quell’inferno, passò silenziosamente un pezzo di pane al Maggiore e si allontanò. L’ufficiale sperava fortemente di riuscire a riportare a casa il ragazzo sano e salvo, anzi confidava che sarebbero ritornati tutti incolumi. Mentre stava osservando le sentinelle disposte lungo il lato orientale del perimetro, il Maggiore le vide agitarsi e quindi udì distintamente lo sparo di un moschetto. Imprecò tra i denti, perché poteva significare solo una cosa, che i Nonmorti li avevano raggiunti e li stavano attaccando. Perché Smorgengorgon non aveva visto il nemico avvicinarsi? Il Maggiore tolse l’arma dalla spalla e preparò il fido moschetto per fare fuoco, quindi corse verso il muro orientale.